Lo studio "Innovation drivers in climate adaptation", condotto da Melina Matos, analizza l'evoluzione della pianificazione dell'adattamento climatico in 230 città statunitensi tra il 2011 e il 2021. Individua i fattori chiave che spingono le città non solo ad avviare, ma anche a portare avanti l'adattamento climatico, attraverso la lente della teoria dell'innovazione. I risultati rivelano una discrepanza importante: i fattori che spingono le città ad avviare gli sforzi di adattamento sono significativamente diversi da quelli che consentono loro di elaborare e pubblicare piani di adattamento formali.
I risultati evidenziano la complessità dell'adattamento climatico, individuando i fattori distinti che ne plasmano i diversi processi. Sottolineano come le città debbano investire non solo in capacità amministrativa e risorse, ma anche nel costruire motivazione, nel creare reti di apprendimento e nel riconoscere la percezione del bisogno da parte di funzionari pubblici e cittadini come elementi chiave per il successo.
Entro il 2021, 98 delle 230 città statunitensi (42,61%) avevano pubblicato almeno un piano dedicato all'adattamento climatico — sia esso autonomo o integrato in altri strumenti — segnando il passaggio da discussioni informali alla formulazione di politiche vere e proprie. Nel frattempo, 128 città (55,65%) avevano già avviato attività di adattamento fin dal 2011.
L'analisi statistica, condotta tramite regressione logistica binaria, ha dimostrato che la percezione, da parte dei funzionari pubblici, di rischi climatici crescenti ha fortemente motivato l'azione iniziale. Per ogni ulteriore rischio individuato, la probabilità che una città avviasse l'adattamento aumentava del 14%. Anche l'accesso a finanziamenti esterni e l'esperienza pregressa in materia di adattamento si sono rivelati predittori potenti, aumentando la probabilità rispettivamente del 270% e del 272%.
Al contrario, l'avanzamento fino alla fase di pubblicazione di un piano è risultato più fortemente influenzato dalla percezione del rischio climatico da parte dei cittadini e dalla partecipazione continuativa a reti di apprendimento. Per ogni punto percentuale in più di residenti convinti che il cambiamento climatico avrebbe danneggiato in modo moderato o grave gli Stati Uniti, la probabilità di pubblicare un piano aumentava del 15%. Inoltre, le città che sono rimaste membri di ICLEI dal 2011 al 2021 hanno mostrato una probabilità del 144% più alta di sviluppare un piano di adattamento. Le variabili legate alla motivazione, come l'impegno della leadership, sono risultate statisticamente rilevanti solo per l'avvio iniziale, non per l'avanzamento di lungo periodo.
Uno sguardo più ravvicinato alla distribuzione geografica dei risultati rivela disparità marcate. La California guida la classifica, con 53 città che hanno risposto al sondaggio del 2011 e 30 città (56,6%) che hanno pubblicato piani di adattamento entro il 2021. Segue New York, con 23 città coinvolte nel sondaggio, di cui 13 (56,5%) hanno raggiunto la fase di pianificazione. Il Massachusetts, con 12 città partecipanti, ne ha viste 7 (58,3%) sviluppare un piano. La Florida, con 10 città sondate, ne ha viste 5 (50%) pubblicare un piano. Questi stati mostrano un impegno relativamente elevato, a riflettere sia la volontà politica sia la disponibilità di risorse.
Al contrario, diversi stati sono rimasti significativamente indietro. Tra i 45 stati rappresentati nello studio, stati come Mississippi, Dakota del Nord, Dakota del Sud e Virginia Occidentale avevano da 1 a 2 città incluse nel sondaggio, e nessuna di esse aveva pubblicato un piano entro il 2021.
Negli Stati Uniti, l'adattamento climatico è emerso come un movimento dal basso, guidato dai governi locali, spesso in assenza di indicazioni a livello federale. I primi sforzi si sono concentrati sull'individuazione delle vulnerabilità e sull'avvio di discussioni. Tuttavia, il passaggio dalla consapevolezza alla pianificazione formale è stato lento.
L'adattamento climatico rientra nel quadro più ampio dell'innovazione urbana — nuovi ambiti di policy che affrontano sfide urbane emergenti. Secondo la letteratura, quattro dimensioni guidano l'innovazione: la percezione del bisogno, la motivazione, le reti di apprendimento e le risorse. Lo studio applica questi principi per comprendere i diversi fattori che stanno dietro all'avvio e all'avanzamento dell'adattamento climatico.
In particolare, lo studio introduce una prospettiva innovativa a due fasi, mappando l'adattamento climatico sul modello di decisione all'innovazione di Rogers e sul processo di elaborazione delle politiche pubbliche. La prima fase (definizione dell'agenda) riguarda il riconoscimento del bisogno di adattamento, mentre la seconda (formulazione delle politiche) riguarda l'elaborazione di piani concretamente attuabili.
Distinguere queste due fasi consente una comprensione più sfumata dell'innovazione nelle politiche urbane ed evidenzia la necessità di interventi calibrati su misura.
Questo studio longitudinale utilizza i dati del sondaggio MIT-ICLEI del 2011, che ha valutato la pianificazione dell'adattamento climatico in 230 città statunitensi, rappresentative di 45 stati. Per analizzare l'evoluzione delle città nell'arco di un decennio, i dati del sondaggio sono stati integrati con fonti secondarie, tra cui il Censimento degli Stati Uniti, il National Risk Index della FEMA, le Yale Climate Opinion Maps e la documentazione dei governi locali. Entro dicembre 2021, le città sono state valutate in base al fatto di aver pubblicato o meno piani di adattamento autonomi o integrati.
Sono stati impiegati modelli di regressione logistica binaria per determinare la significatività di 17 variabili indipendenti, categorizzate all'interno dei quattro fattori dell'innovazione: bisogno, motivazione, reti di apprendimento e risorse. Il Modello 1 ha valutato i fattori che influenzano l'avvio dell'adattamento (sulla base delle risposte al sondaggio del 2011), mentre il Modello 2 ha valutato i fattori determinanti per l'avanzamento (misurato in base ai piani pubblicati al 2021).
L'analisi non ha rivelato alcuna sovrapposizione tra le variabili significative dei due modelli, a conferma del fatto che l'impegno iniziale e il proseguimento dello sviluppo delle politiche sono guidati da forze distinte. Ad esempio, la percezione del rischio da parte dei funzionari pubblici e l'accesso a finanziamenti esterni fungono da catalizzatori per l'avvio, mentre la consapevolezza dei cittadini e il radicamento istituzionale nelle reti sostengono l'avanzamento.