Quasi tutti i pacchetti di investimento individuati nei settori agricolo e idrico presentano benefici economici netti elevati. I loro tassi interni di rendimento economico (Eirr) superano sia le soglie dei sistemi nazionali di gestione degli investimenti pubblici sia il 9% richiesto dall’ADB. In Cambogia e Nepal i sette pacchetti agricoli analizzati superano il 10%, in alcuni casi ampiamente. In Armenia e Indonesia i piani si sono concentrati su pochi pacchetti e analisi costi-benefici più dettagliate hanno fornito tassi di rendimento economico e finanziario puntuali. A Erevan i risultati sono serviti a compilare il modello governativo di valutazione degli investimenti pubblici.
Tuttavia, i rendimenti finanziari (Firr) di molti pacchetti sono sensibilmente inferiori a quelli economici. Secondo lo studio questo avviene perché i piani nazionali di adattamento privilegiano priorità di natura pubblica, con buona parte degli interventi sostenuta da risorse pubbliche. Le opportunità per i privati dipendono dal settore e le più immediate riguardano le filiere agricole in cui le imprese sono già attive (Armenia, Cambogia, Indonesia e Nepal). Servizi climatici per gli agricoltori, ricerca agricola e partenariati pubblico-privati nel settore idrico sono invece prospettive di più lungo periodo, subordinate a riforme regolatorie. I governi, osserva il rapporto, hanno riconosciuto di dover creare incentivi, colmare le lacune informative, avviare riforme e usare strumenti di finanza mista come garanzie e crediti agevolati. In Cambogia è emerso anche uno scarto tra le priorità del governo, concentrate su riso e pesce, e l’interesse degli investitori per colture commerciali resilienti.
Una lezione che emerge chiara è che nessuna fonte o strumento di adattamento è sufficiente da solo. I pacchetti combinano interventi istituzionali, infrastrutturali e tecnologici e devono coprire sia investimenti sia spese correnti. Servono quindi prestiti accompagnati da assistenza tecnica e finanziamenti condizionati a riforme (policy-based lending).
I piani poi differiscono per ampiezza e fabbisogno, essendo modellati sul territorio di riferimento:
Bhutan: undici pacchetti per il settore idrico, dalla gestione dei bacini all’idroelettrico fino al rischio alluvioni, per circa 850 milioni di dollari in 15-20 anni.
Armenia: sette pacchetti lungo la filiera ortofrutticola, per 150-190 milioni entro il 2050.
Cambogia: sette pacchetti per l’agricoltura nel nord-ovest del Paese, per 500 milioni.
Nepal: sette pacchetti per la provincia di Madhesh, per 360-700 milioni in cinque anni.
Mongolia: 250 bacini idrici “climate-smart” entro il 2030, per 56,15 milioni.
Indonesia: da 544,4 milioni a 2,18 miliardi per estendere i sussidi sugli interessi del credito agevolato Green KUR a 4,75 milioni di ettari di risaie irrigue.
Uno strumento utile per colmare le lacune dei piani esistenti sono le diagnostiche climatiche. In Bhutan sono stati integrati i rischi di alluvione da fusione glaciale, in Cambogia è emerso il rischio del caldo per la produttività del lavoro agricolo, in Mongolia le simulazioni sui volumi d’acqua in tre siti pilota hanno portato a una checklist per l’ubicazione e la progettazione dei bacini.
Al momento della scrittura dello studio, nei Paesi di riferimento, i governi hanno approvato i piani o sono in procinto di farlo, e il processo ha già iniziato a produrre i primi finanziamenti, come nuove sovvenzioni per l’adattamento in Cambogia tramite l’Asian Development Fund, con alcuni pacchetti che sono entrati nelle pipeline di progetti dell’ADB.
Il rapporto parte da un divario di risorse ampio. Secondo le stime Unep citate, l’adattamento richiederà nei Paesi in via di sviluppo tra 310 e 365 miliardi di dollari all’anno entro il 2035 (a prezzi 2023). Nel 2023 la finanza per l’adattamento tracciata si è fermata a 65 miliardi. Meno del 17% dei circa 95 miliardi stanziati tra il 2017 e il 2021 è arrivato al livello locale. A febbraio 2025 solo 9 dei 59 piani nazionali di adattamento (NAP) presentati all’Unfccc facevano riferimento a una pianificazione fiscale resiliente al clima. Altri 37 contenevano stime dei costi, ma nessuno quantificava i benefici.
Il programma si basa su un quadro in cinque fasi, co-progettato dall’ADB con i Paesi partecipanti. Si parte dall’allineamento con i piani di sviluppo e i sistemi di bilancio nazionali. Segue una diagnostica climatica strategica, basata su indicatori semplificati invece che su modellizzazioni complesse. Le singole azioni vengono poi raggruppate in pacchetti ordinati per urgenza, e di ciascuno si valutano costi, benefici e rendimenti economici e finanziari. L’ultima fase è il “matchmaking” con fonti e strumenti finanziari, guidato da un albero decisionale derivato da uno strumento della Banca mondiale. Ogni Paese ha scelto un’unità gestibile, cioè un settore, un tema o una regione, e ha rivisto più volte i pacchetti.
Il rapporto è stato realizzato con l’International Institute for Sustainable Development (Iisd) e l’International Centre for Integrated Mountain Development (Icimod). Si basa su casi di studio, rapporti nazionali e dialoghi condotti tra il 2022 e il 2025. Il programma è in corso di estensione a Bangladesh, India, Laos, Palau, Filippine, Sri Lanka e Timor Est.